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lunedì 19 maggio 2014

"Il canto infinito della balena", Jacqueline Wilson

Il canto infinito della balenaElla è legatissima alla mamma, molto meno a Jack, il suo patrigno; vorrebbe riavere papà, che però non si fa sentire da qualche tempo.
A incrinare il delicato equilibrio della nuova famiglia è l'arrivo di un fratellino, che Ella guarda con un po' di paura, paura di perdere le attenzioni della mamma. Per fortuna c'é la sua migliora amica, Sally, compagna di banco, che la sostiene in tutto.
 
Arriva il momento del parto, ma la situazione si complica: il bambino sta bene, la mamma, invece, cade in coma e i medici danno poche speranze.
Inizia per Ella un percorso difficile: dovrà imparare a relazionarsi con Jack e aiutarlo col bambino; dovrà affrontare la scuola da sola, dove all'improvviso niente è come prima e nemmeno Sally sembra la stessa; il tutto con il pensiero sempre rivolto alla mamma addormentata nel suo letto d'ospedale.
 
Il pensiero fisso di Ella è come svegliarla: da una ricerca per scuola scopre che alcune balene, per esempio le megattere, possono cantare per ore i loro canti d'amore; anche Ella vuole far sentire il suo canto d'amore alla mamma, nella speranza che lo senta e si risvegli.
Il canto delle megattere saprà penetrare il sonno infinito della madre?
 
Jacqueline Wilson è un'autrice molto amata in Gran Bretagna ed è solita affrontare i problemi dei ragazzi all'interno della famiglia con grande delicatezza e naturalezza.
Di questa autrice avevamo consigliato anche "Mamma acrobata cercasi"; per altre curiosità, qui trovate il suo sito.
 
 

sabato 15 dicembre 2012

"Il bambino di vetro", Fabrizio Silei

"Caro diario,
quando arrivasti eri un regalo come gli altri, non mi aspettavo da te nessun tipo di consolazione. Eri una delle tante cose che chi viene in visita a mia madre le porta per me. No! Tu, da subito, fosti addirittura di meno: un pacchettino colorato nella borsa della signora Eloisa. Un libro, pensai contento quando ti vidi, un libro d'avventure magari, sperai, temendo come al solito, con una parte di me, che tu fossi semplicemente una scatola di biscotti. E invece, eri ancora di meno. Eri il regalo più deludente che mi fosse mai stato fatto. Eri un quaderno vuoto."

Inizia così (con una grande delusione) la storia di Pino, il bambino di vetro: troppo fragile per giocare, per andare a scuola ma pronto a vivere grandi avventure.

Con questo romanzo Fabrizio Silei ha vinto il Premio Andersen 2012 come miglior libro nella fascia d'età 9-12 anni "Per un racconto dal tono fermo delicato, avvincente e serrato ma aperto alla riflessione su grandi temi, dall’amicizia ai contrasto sociali, alla diversità."

Ascolta due brani (molto commoventi) scelti e letti per noi da Giulia e Luca:





mercoledì 10 ottobre 2012

"Fiato sospeso", Silvia Vecchini - Sualzo


 Fiato sospesoDall'albo illustrato si passa al fumetto, che ha anch'esso grande potere evocativo.

Il coraggio di Olivia, una ragazzina colpita da una forma di allergia che le condiziona la vita, non si trova sui libri di storia: ma è quel coraggio che le permette di affrontare il suo problema, di non arrendersi mai e di non piangersi addosso.

"Spingo, ci vuole forza nelle gambe, per fare e disfare, andare e tornare. Continuo a pedalare, ci vuole fiato, per cambiare."

sabato 19 maggio 2012

"Mio fratello Simple", Maurie-Aude Murial

Prima di tutto viene la paura. 
Poi la pena. 
Poi lo sconcerto.
Poi l'accettazione. 
E infine l'amore assoluto.
 Questo è quanto accade a chiunque incontri Simple, che ha 23 anni anagrafici e soltanto 3 cerebrali. Simple ha un fratello, Kléber, che vorrebbe difenderlo dal mondo, ma soprattutto dall'istituto a cui era stato destinato dal padre. Quando i due fratelli trovano una sistemazione in un appartamento di giovani universitari, Simple, sempre accompagnato dal suo coniglio di peluche, il Signor Migliotiglio, diventa il catalizzatore di tutti i sentimenti che muovono i suoi coinquilini. 

venerdì 18 maggio 2012

"Senso zero", Elena Peduzzi




Marco non ne vuole più sapere di medici e ospedali: hanno misurato, testato, esaminato centimetro per centimetro quel suo corpo incapace di sentire, quei nervi che non fanno il loro dovere. Finché Marco ha smesso di sperare e si è ritirato dietro la sua pelle inerte. Zero illusioni, zero progetti, zero contatti con l'esterno. Ma forse quella non è l'unica possibilità che gli resta. Forse le sensazioni non filtrano solo dalla pelle. Forse possono attraversare la mente e trovare la loro strada fino al cuore. Forse, il muro che lo stringe può ancora essere abbattuto.

martedì 11 ottobre 2011

Piccolo stupido cuore di Xavier-Laurent Petit





"Sono morta? Forse... Tutm... Tutum... Tutum...
Eppure sento i battiti del mio cuore.
Il cuore dei morti non batte. Sì insomma non credo.
O al limite lo fa così pinao che a parte loro nessuno lo sente.
Forse sono un po' viva."

mercoledì 5 ottobre 2011

I colori del buio di Kathryn Erskine

"La cosa fantastica dei libri è che la roba che c’è dentro non cambia. Dicono che non si può giudicare un libro dalla copertina, ma non è vero perché proprio la copertina svela quello che c’è dentro. E per quante volte leggi quel libro le parole e le figure non cambiano. Puoi aprire e chiudere i libri un milione di volte e restano uguali. Hanno sempre lo stesso aspetto. Dicono le stesse parole. Le tabelle e le figure rimangono degli stessi colori. I libri non sono come le persone. I libri sono sicuri."

Caitlin ha la sindrome di asperger, che le fa guardare il mondo in modo speciale, con lucidità quasi spietata, ignorando i filtri sociali, le ipocrisie, gli alibi, le reticenze, le pietose bugie, ma con una grande saggezza del cuore.


Batti il muro di Antonio Ferrara

"Da casa mia a scuola non c’era molta strada.
C’era un tratto del percorso, però, che mi metteva agitazione. Una stradina che si snodava tra la biblioteca e il manicomio.
Io al mattino percorrevo la stradina del manicomio e cercavo di non guardare in alto.
Cercavo di non ascoltare la loro richiesta assurda, la loro voce disperata, ma i richiami insistenti mi costringevano a obbedire.
“Batti il muro!” urlavano. “Batti il muro!”
E io obbedivo, allora, picchiavo la mano aperta sui mattoni ruvidi e poi scappavo via."